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il gusto del gesto


Lo scopo di questa proposta è quello di evidenziare la partecipazione non solo emotiva, ma soprattutto "fisica" alla creazione dell'opera da parte dell'artista.
Tracciare segni sulla tela in modo veloce, senza ripensamenti, liberando l'energia intellettuale che possiede, significa per l'artista fare della pittura gestuale. L'input che parte dal suo cervello si trasmette al plotter (il pennello nella pittura non "da cavalletto" perde la sua accezione etimologica) passando attraverso il braccio, l'avambraccio e la mano che smettono di essere semplicemente segmenti di passaggio e/o trasmissione del segnale per diventare, insieme, partecipi dell"atto" di possesso della tela la quale, non piú passiva verticalità, interagisce con l'artista che a sua volta le gira intorno, l'aggredisce da tutti i lati, la rovescia.
Esercizio fisico, quasi "terapia" per l'acquisizione di una visione "globale" dell'opera e di ciò che rappresenta e che tende a ripristinare l'origine della distruzione cosí come il bambino che, quando "scarabocchia" in piena libertà, produce segni autonomi, al di fuori dei condizionamenti strutturali. Arte, quindi, come recupero dell'infanzia e affermazione dell'istinto.
Ma il GESTO nell'arte significa anche il momento della creazione e, per estensione, la messa in opera dell'idea.
L'uomo preistorico che per primo lascia l'impronta della sua mano sulla parete della caverna "compie un gesto" cosi come l'artista che taglia trasversalmente la tela o come quello che recupera l'oggetto d'uso e lo ripropone come "feticcio" nel momento in cui lo attacca sulla tela dipinta.
Il gesto di queste operazioni è un "gesto eclatante" che rivela chiaramente il GUSTO per la teatralità. Michelangelo pone il momento della creazione di Adamo (tramite il gesto della mano di Dio) al centro del suo Giudizio, polo di attenzione intorno al quale si consumano una serie impressionante di eventi.
L'artista è come l'attore che si offre al pubblico dal proscenio; è come il ballerino che rende fisica la musica: è come il mimo che si esprime con il solo corpo. E tutto ciò con la sola differenza che, pur producendo gesti non ripete mai due volte lo stesso gesto, e questo lo rende UNICO.

Simone Ricciardiello, settembre 1986
introduzione al catalogo della mostra "Il gusto del gesto" allestita nell'ex Oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea il 13 maggio 1989


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